Questo puoi studiarlo: il concetto di “archè” nei presocratici

Introduzione al concetto di “archè”

Il concetto di “archè” rappresenta uno dei pilastri fondamentali della filosofia antica, in particolare nella scuola presocratica. I filosofi presocratici, vissuti nella Grecia antica tra il VI e il V secolo a.C., sono considerati i primi pensatori a cercare di spiegare la natura dell’universo e dell’esistenza in modo razionale e sistematico. In questo contesto, l’idea di “archè” emerge come un principio originario, una sostanza o un elemento fondamentale da cui tutto il resto deriva.

Definizione e significato di “archè”

Il termine “archè” (ἀρχή) in greco antico significa “principio”, “origine” o “fondamento”. Nella filosofia presocratica, questo concetto si riferisce a quello che è considerato il principio fondamentale o la sostanza primordiale da cui tutto l’universo è derivato. I filosofi di questo periodo erano ossessionati dalla ricerca dell’archè, credendo che comprendere questo principio avrebbe svelato la vera natura della realtà.

Talete di Mileto e l’acqua come archè

Uno dei primi filosofi presocratici a proporre un’idea di archè fu Talete di Mileto (c. 624 – c. 546 a.C.). Secondo Talete, l’archè di tutte le cose è l’acqua. Egli sosteneva che l’acqua è il principio fondamentale dell’universo e che tutto deriva da essa. Questa affermazione non deve essere intesa solo in senso letterale; Talete vedeva l’acqua come il simbolo della fluidità e della mutevolezza, caratteristiche che secondo lui erano alla base di ogni cambiamento e trasformazione nell’universo.

Anassimandro e l’apeiron come archè

Un altro importante filosofo presocratico, Anassimandro di Mileto (c. 610 – c. 546 a.C.), criticò la teoria di Talete sull’acqua come archè, sostenendo che l’acqua stessa necessita di un principio più fondamentale da cui deriva. Anassimandro propose l’apeiron (ἄπειρος), ovvero l’infinito o l’indeterminato, come l’archè universale. L’apeiron è una sostanza infinita e indefinita che rappresenta il fondamento di tutte le cose. Secondo Anassimandro, le cose finite e definite che conosciamo sono originate dall’apeiron attraverso un processo di separazione degli opposti.

Anassimene e l’aria come archè

Anassimene di Mileto (c. 585 – c. 525 a.C.), un discepolo di Anassimandro, riprese l’idea di un’archè unica e propose l’aria come principio fondamentale. Secondo Anassimene, l’aria è infinita e in continua movimento, e tutte le altre cose derivano da essa attraverso processi di condensazione e rarefazione. L’aria, dunque, rappresenta la sostanza originaria che dà vita a tutte le forme della realtà.

Eraclito e il fuoco come archè

Eraclito di Efeso (c. 535 – c. 475 a.C.) è noto per la sua teoria del fluire universale, secondo cui tutto è in costante cambiamento. Per Eraclito, l’archè è il fuoco, una sostanza dinamica e in continua trasformazione. Il fuoco rappresenta il cambiamento perpetuo e la fonte di ogni trasformazione. Secondo Eraclito, il fuoco è l’elemento che unifica tutte le cose, essendo esso stesso in eterna trasformazione.

La molteplicità delle teorie sull’archè

Oltre ai filosofi menzionati, altri presocratici come Empedocle, Democrito e Pitagora proposero le loro teorie sull’archè. Empedocle, ad esempio, suggerì che le radici di tutte le cose sono quattro: terra, aria, fuoco e acqua, unite dall’amore e separate dall’odio. Democrito, invece, propose che l’archè sia costituito dagli atomi, particelle indivisibili e infinite che si combinano in modi diversi per formare tutte le sostanze. Pitagora, infine, vide l’archè nelle relazioni numeriche, considerando i numeri come i principi fondamentali dell’universo.

Conclusione

Il concetto di “archè” rappresenta un tema centrale nella filosofia presocratica, incarnando la ricerca di un principio o sostanza fondamentale da cui deriva l’intera realtà. Le diverse teorie sull’archè proposte da Talete, Anassimandro, Anassimene, Eraclito e altri non solo riflettono la varietà del pensiero presocratico ma anche il profondo desiderio di comprendere la natura ultima delle cose. Nonostante le differenze nelle loro teorie, questi filosofi contribuirono a gettare le basi per lo sviluppo della filosofia occidentale, ponendo le fondamenta per successive indagini sulla natura della realtà.

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